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Non c’è mai necessità della guerra.

La guerra è una produzione specificatamente umana. Il prodotto peggiore dell’umanità. Della sua capacità di immagazzinare grandi libertà di potenza che si scagliano contro animali della stessa specie.

Ci può essere necessità di uno scontro, di una rissa, al massimo di una battaglia. Mai della guerra. La guerra è una costruzione mentale dell’uomo, ossia un’idea che si genera nella mente dell’uomo e che diventa realtà concreta, crudele, assassina. Nella guerra c’è sempre premeditazione.

Le idee che alimentano le guerre sono di varia natura. Spesso sono idee in funzione di altre idee. Visioni in funzioni di interessi. Le più classiche categorie di idee usate in funzione degli interessi dei (pre)Potenti – proprio quel pre sottolinea l’uso dell’idea – sono le categorie religiosa e sociale,  a volte combinate in una miscela esplosiva, in particolare le dottrine e le confessioni di origine trascendente, proprio perché in quel trascendente sta nascosta la verità assoluta a cui si può e si deve assoggettare la massa, gli altri, la collettività. Queste idee infatti sono indiscutibili e per esse si può giustificare la morte. Collettiva. La guerra.

È sempre l’idea che genera e guida una guerra. Una concreta esigenza dell’individuo – la fame, il giaciglio, la prole – non genera mai una guerra, ma al massimo una battaglia. Nessun gruppo di individui verserebbe troppa energia per risolvere concrete esigenze per la quale soluzione si può giungere con meno energia. Solo la guerra mette in moto un dispendio di capitale di risorse che mai si spenderebbe. Solo un capitale esuberante di risorse (fondamento del sistema militare) può sostenere una guerra. Solo una società che crede in un’economia fatta di morte può avere necessità di fare la guerra per smaltire il grande accumulo di energie che si immagazzina in strutture militari a cui prima o dopo bisogna dare operativo sfogo per alimentare le industrie impegnate nella costruzione e nello stoccaggio di ciò che è funzionale al sistema e alla funzione per cui quelle stesse strutture sono state create: fare la guerra.

Ciò non toglie che concrete esigenze siano spesso categorizzate, idealizzate, divenendo esse stesse idee per cui combattere e motivare una guerra, guerra sempre “mai necessaria” per chi combatte sul campo: il soldato è sempre guidato da false grandi esigenze a cui agganciare le sue piccole esigenze da cui è stato sottratto. Il falso è sinonimo di idea. Di grande. Il concreto invece è il bisogno. Il piccolo.

Il bisogno viene ora assemblato nelle idee dei pre-Potenti, idee grazie a cui essi possono ricavare enorme potere sfruttando la composizione di energie dei combattenti. I piccoli poteri dei soldati ora sono in mano a un manipolo di pre-Potenti che possono scagliare il loro esercito contro altri pre-Potenti e i relativi eserciti fatto degli stessi ignari soldati. L’esercito di per sé è una manipolazione di massa, un plagio fatto ad uso e consumo del pre-Potente.

Così la fame, il giaciglio, la prole diventano Patria, la terra dei padri da cui traggono legittimo alimento quelle piccole concrete esigenze, diventate ora Grande Idea a cui immolare la propria vita e investire la forza dei molti, ad uso dei pochi. Questa Terra dei Padri può essere piccola o grande, un villaggio come una regione, un comune come una nazione. Più grande essa è, più energia può immagazzinare, più pericolosa la guerra che può generare. Per questo è meglio non avere Patrie, ma solamente onesti padri e proprietà sufficienti. Per questo non sono più necessarie le Nazioni quando sono generatrici di pubblici eserciti, di terze parti di uomini che vanno alla guerra per soddisfare l’infamia che si nasconde dietro alla nascita del pubblico: la delega a terze parti della responsabilità individuale. Anche di fronte alla morte. Alla morte degli altri attraverso la spada di un’idea.

Per questo è meglio avere madri piuttosto che padri. Chi genera la vita dal proprio grembo difficilmente la butta nella spazzatura perché guidata da un’idea.

La guerra è sempre l’uso della forza dei molti ad uso dei pochi. Quei pochi che creano un’idea per governare i molti. Per questo una guerra non è mai necessaria.

Rifiutare la guerra significa rifiutare la pre-Potenza. Sconfiggerla.

alberto_peruffo_CC
Alberto Peruffo | Montecchio Maggiore | VI
PRIMA PUBBLICAZIONE 30 novembre 2015

modifiche //

CARTUCCIA_GUERRA

Fronte e Retro della Cartuccia come viene distribuita agli amici

4 thoughts on “GUERRA

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