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Usura di Stato, o Stato usurato.

Il principio con cui lo Stato diventa usuraio è l’intesa con il sistema bancario e degli istituti di credito. O meglio di debito.

Il procedimento è molto semplice, anche se taciuto. Lo Stato opprime con una pressione fiscale esagerata il cittadino-lavoratore. Il cittadino in debito d’ossigeno chiede aiuto alle banche. Le banche prestano il denaro a interessi elevati. Il cittadino riesce a stare a galla, ma non riesce mai a liberarsi del tutto dalla stretta fiscale, tenuta a livello di sopportabilità: vive perennemente in uno stato/Stato di “galleggiamento forzato”. Lo Stato aiuta periodicamente le banche fingendo di aiutare i cittadini. Nel frattempo le banche incassano agevolazioni statali e interessi da usurai, per poi dividere gli utili con le compiacenze dello Stato.

Per attaccare questo procedimento c’è solo un modo. Non pagare entrambi gli strozzini che si alimentano reciprocamente. Innanzi tutto converrebbe uscire dal regime negativo con le banche rifiutandosi di pagare il complice che induce al debito, diventato esso stesso colpevole di malaffare e di usura. Sistemati i conti con la Banca, si può ritornare a regime positivo e decidere come pagare lo Stato nel momento in cui esso dimostra di essere uno Stato di diritto e non uno Stato usurato.

Ideale sarebbe eliminare le banche nel momento in cui non assolvono più al loro compito di cura e conservazione delle risorse (dove l’interesse è in parte giustificato dall’inevitabile declino entropico delle stesse) e diventano istituti di investimento finanziario con scopo il massimo profitto senza rispetto di alcuna norma se non il finto “libero” mercato, che li fa diventare veri e propri istituti di usura conniventi con i poteri forti nascosti nello Stato.

Quando lo Stato ha più potere forte “nascosto” che potere dei cittadini condiviso e dignitosamente controllato, trasparente e distribuito, quando la “funzione pubblica” sottomette il “bene comune”, lo Stato diventa uno Stato usurato, di cui il cittadino non ha più bisogno e dal quale – essendo illegale (fuori dal diritto) e letale per la civiltà delle relazioni – può legittimamente uscire mediante obiezione civile e rifiuto della sua non più valida autorità.

Nessun principio di autorità ci obbliga a rimanere dentro a uno Stato di cose, quand’esso è manifestamente pernicioso. Non esiste alcuna autorità superiore se non il patto (che non è un contratto) con la civiltà delle relazioni a cui si decide di partecipare. Neppure la nascita geografica del singolo individuo può sostituire la libertà da questa autorità che lo Stato-Nazione impone.

Per certi versi – nella sua forma repubblicana – lo Stato-Nazione non ha più ragione di esistere.

alberto_peruffo_CC
Alberto Peruffo | Montecchio Maggiore | VI
PRIMA PUBBLICAZIONE 04 MARZO 2015

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